Pensioni, il fattore Covid-19 impatta sull’INPS: con la terza ondata -75mila assegni

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30/06/2021

L’Inps fa i conti con il coronavirus. La terza ondata da sola ha provocato l’eliminazione di oltre 75mila assegni. Ma più di 5 milioni di persone percepiscono il reddito di cittadinanza, il reddito di emergenza o la disoccupazione.

Pensioni, il fattore Covid-19 impatta sull’INPS: con la terza ondata -75mila assegni

Dalle pensioni emerge un nuovo segnale in merito alla battaglia combattuta contro il coronavirus. In base agli ultimi dati diffusi dall’Inps, gli assegni previdenziali che sono stati cancellati per decesso del percettore hanno subito un vero e proprio picco durante le tre diverse ondate pandemiche. I numeri definiscono da soli la portata di quanto accaduto. Durante i primi tre mesi di Covid 19 (ovvero marzo, aprile e maggio 2020) si sono contate circa 100mila cessazioni.

Non è andata molto diversamente durante la seconda ondata. Tra ottobre e dicembre dello stesso anno si sono toccate le 90mila unità. Infine, i numeri sono migliorati leggermente a marzo 2021, quando si sono concretizzate 75mila cessazioni. Di fatto, siamo davanti a un indicatore che mostra quale sia stato l’effettivo peso del coronavirus sulla parte più anziana della popolazione.

Pensioni e bilancio Inps: nell’anno del coronavirus versamenti inferiori di 15 miliardi di euro

D’altra parte, anche nella popolazione giovane e adulta il coronavirus si è fatto sentire. In questo caso, i risvolti sono stati di natura economica, ma comunque rilevanti. Basti pensare che nel corso del 2020 le entrate contributive relative ai versamenti Inps sono crollate di 15 miliardi di euro, fermandosi a 221 miliardi. Allo stesso tempo, l’ente ha continuato a svolgere la propria funzione di pilastro del welfare, assicurando i sussidi ai soggetti colpiti dalla crisi.


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Durante la pandemia, le prestazioni erogate dall’Inps hanno coperto oltre 15 milioni di persone. Il costo dell’operazione, tra indennità, bonus, ristori, congedi, cig e altri assegni di welfare è corrisposto a 44,5 miliardi di euro. Una cifra che ovviamente è stata resa disponibile anche grazie alle risorse stanziate dallo Stato per l’emergenza.

L’Inps ha registrato nel corso del 2020 un dato negativo superiore a 25 miliardi di euro

Se si osservano i dati appena evidenziati e suddivisi per comparto, il calo più importante nei versamenti contributivi si è registrato da parte dei lavoratori dipendenti. Nel corso del 2020 la categoria ha visto ridurre i contributi di circa 10,5 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. Gli autonomi si fermano a -0,6 miliardi, mentre i professionisti a -0,3 miliardi di euro.

Ma è tornando alla visione d’insieme che ci si rende conto dell’impatto della crisi pandemica sui conti dell’Inps. Nel corso del 2020, il risultato di esercizio netto dell’ente risulta negativo per 25,2 miliardi di euro. Un dato che però non preoccupa nel lungo termine, visto che il graduale rientro della situazione sanitaria ed economica dovrebbe accompagnare anche la ripresa dei conti dell’ente previdenziale.

Reddito di cittadinanza, pensioni di cittadinanza, reddito di emergenza e Naspi: coinvolte oltre 5 milioni di persone

Infine, i dati relativi all’impatto della pandemia sui conti Inps hanno fatto emergere anche quanto sia vasta e capillare la portata degli aiuti garantiti dall’istituto. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, sono state oltre 5 milioni le persone che hanno beneficiato di reddito o pensioni di cittadinanza, indennità di emergenza o sussidi di disoccupazione. Si tratta di un vero e proprio record per l’Inps, visto che misure assistenziali di tale portata non si erano mai concretizzate nel passato. Anche questa è una cartina di tornasole rispetto a quanto sia straordinaria la situazione verificatasi negli scorsi mesi.


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